teatro e immaginazione​

Vi propongo un articolo di Pier Giorgio Giacchè che mi piacerebbe conoscessero tutti.

Piergiorgio è per molti di noi una delle teste lucide e libere che uniscono indipendenza, onestà e intelligenza nel suo agire e nel suo pensare. Ho l'onore di essere un suo amico.

ESSERE GIOVANI, ESSERE ATTORI di Piergiorgio Giacchè Si può sempre parlare ai giovani, purché non diventi un vizio. Parlare dei giovani invece ha una scadenza: quella “certa età”, da me raggiunta, che non permette di confondere la frequentazione dei giovani con la partecipazione alla loro condizione. E in antropologia – che ha una radice euristica e non è un ramo della filosofia – il solo comandamento che non si può tradire è l’osservazione partecipante, che non vuol dire travestirsi da indigeni ma condividere la loro situazione e dunque, per quanto riguarda i giovani, la loro generazione. Così, se non ci si vuole ricoverare nella clinica sociologica del dato e del giudizio oggettivo, la soggettiva condivisione - ovvero l’appartenenza allo stesso “campo” in cui si fa ricerca - è una conditio sine qua non si può spacciare per antropologica un’osservazione che esamini “dal di fuori” il contesto e il testo che caratterizza attori sociali molto più giovani del ricercatore.

Sono stato “giovanologo” anch’io, ma nell’epoca in cui avevo un’età compatibile e un’esperienza comparabile. Poi, anche al fine di continuare a studiare le nuove generazioni e le nuove trasformazioni, ho trovato un trucco, ... (clicca qui per leggere tutto l'articolo)

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